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LinkedIn è un social espressamente dedicato all’attività lavorativa e al business e può rivelarsi una grande opportunità, se usato in modo corretto. Al contrario, diventa inutile e dannoso, se adoperato male. 

In questa piccola guida, voglio raccogliere i principali errori che vengono fatti su questa piattaforma; errori che allontanano potenziali offerte di lavoro o che, inconsapevolmente, generano Negative Personal Branding

  1. LinkedIn NON è Facebook – confondere LinkedIn con le altre piattaforme è un errore gravissimo: ogni social, infatti, ha connotazioni specifiche che lo differenziano dagli altri. Usarli tutti nello stesso modo non è produttivo e, anzi, può risultare deleterio per la propria immagine o quella del brand. Nello specifico, Facebook mira a connettere amici e parenti generando intrattenimento mentre LinkedIn, come ho già detto, ha obiettivi completamente diversi. Per cui, chi posta foto personali (del gatto, delle vacanze, di quello che ha mangiato la sera prima), scrive post legati alla propria sfera emotiva o ai propri problemi, punta il dito contro qualcuno o qualcosa o lancia invettive lamentose, non lo sta usando in modo efficace. LinkedIn non serve per sfogarsi o polemizzare, ma per promuovere la propria figura professionale e collegare aziende e lavoratori stabilendo delle relazioni.  
  2. LinkedIn NON è una bacheca di annunci di lavoro – oltre agli utenti che lo usano come se fosse Facebook o Instagram, ce ne sono altri che lo confondono con Kijiji o Jooble e postano richieste continue e pedisseque di lavoro. No. Quello che davvero conta per fare personal marketing (ma anche aziendale) è l’inserimento (costante) di contenuti di valore. Lo si può fare, ad esempio, condividendo post di altri (anche e soprattutto concorrenti) aggiungendo magari un commento personale. Oppure postando un articolo o un pensiero utile e pertinente alla propria nicchia professionale. 
  3. LinkedIn NON è un curriculum online – un altro, gravissimo errore che molti utenti LinkedIn commettono è quello di usare il proprio profilo come se si trattasse di un semplice curriculum vitae. Niente di più sbagliato; infatti, inserire meccanicamente le informazioni, senza curare ogni dettaglio della propria presenza online non serve a nulla. Per compilare un profilo LinkedIn in modo strategico, farsi trovare e mostrare agli altri un’immagine oggettiva e corretta di sé e del proprio lavoro, sono necessari dei piccoli accorgimenti. Vediamo insieme quali: 
  • FOTO PROFILO PROFESSIONALE – molti utenti non prestano attenzione all’immagine del profilo e spesso usano quella presente sugli altri loro social credendo che vada bene. Altri, invece, non la caricano proprio. In entrambi i casi, è sbagliato. Utilizzare foto che vi ritraggono in pose strane, con gli occhiali da sole o di spalle, che si concentrano su un unico dettaglio come un occhio, una mano o altro che non sia il vostro viso, non vanno bene. Un potenziale datore di lavoro, un recruiter o chiunque abbia bisogno di collegarsi con voi e con il vostro business, deve poter associare un volto al vostro nome. Per cui, l’ideale è una foto profilo professionale con il volto ben visibile e in primo piano.  
  • PRESENTAZIONE STRATEGICA – per ottenere il massimo dal proprio profilo LinkedIn è necessario, innanzitutto, ragionare in ottica SEO. I profili, infatti, sono indicizzati su Google e lo stesso LinkedIn ha un suo motore di ricerca interno. Per questo motivo, è importante scegliere con cura le parole chiave con le quali vogliamo essere trovati e poi inserirle in punti specifici del profilo.  Il sommario personale ha poi un ruolo fondamentale e non deve limitarsi al semplice job title. Aggiungere dettagli chiari e precisi ed essere creativi, può fare la differenza. A questo, infine, deve seguire un riepilogo (il testo che precede le esperienze) scritto con cura, che catturi l’attenzione del pubblico attraverso uno storytelling ben pensato e che risponda in modo essenziale ai due concetti chiave che si vogliono far passare ovvero cosa mi distingue e per quale motivo dovresti scegliere me.  
  • EVITARE L’AUTOPROMOZIONE E LA NEGATIVITA’ – appurato come LinkedIn sia un favoloso strumento di personal branding, il rischio nel creare valore attorno alla propria persona è quello di farlo esagerando. Raccontarsi va bene, autopromuoversi no. Non vanno bene nemmeno quei post apparentemente divulgativi in cui, dopo una premessa che sembra mirare ad altro, si fa invece esplicita menzione ai propri meriti, al consistente portfolio clienti o a tutte le innumerevoli referenze di alto livello raccolte negli anni.  Questo atteggiamento, così come quello di commentare in modo acido o spocchioso i post degli altri o i propri, sono deleteri. Anche se, sul momento, si ricevono consensi, a lungo andare si ottiene l’effetto inverso. Chi legge ciò che scriviamo sul web tira le proprie conclusioni e identifica la nostra personalità prima ancora di contattarci

La finalità ultima del tuo profilo LinkedIn dovrebbe essere quella  di trasmettere il tuo personale valore a quel segmento di pubblico specifico che vuoi coinvolgere. Se lo stai usando in modo diverso, allora stai sbagliando