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Negli ultimi anni, i social sono diventati una fonte preziosissima di BIG DATA, ovvero di tutte quelle informazioni che gli utenti forniscono iscrivendosi ed esprimendo opinioni, inclinazioni, gusti su determinate cose o situazioni. Grazie a ciò, l’azienda riesce ad avvicinarsi di più ai suoi clienti, ascoltandoli, coinvolgendoli direttamente, proponendo prodotti o servizi specifici. 

Quindi, in un mercato sempre più competitivo e agguerrito, cosa comporta non essere presenti nei social network o, peggio, esserci nel modo sbagliato?  

L’essere tagliati fuori da quelli che, ormai, sono diventatati i canali di comunicazione per eccellenza. Una buona presenza social, infatti, permette all’azienda di avere maggiore visibilità, di incrementare il proprio business, di velocizzare la diffusione delle informazioni e di costruire un legame diretto con l’utente/cliente facendolo sentire parte del brand. I social, per dirlo in modo più semplice, sono un valore aggiunto a cui l’azienda non può e non deve rinunciare. 

Tutto questo è molto bello, però bisogna saperlo fare; improvvisare da soli, affidarsi a social media manager estemporanei, credere di poter ottenere il massimo con poco sforzo e senza spese sono gravissimi errori.  

Come si può fare, allora, per evitare che accada l’irreparabile? 

  1. delegare il lavoro a social media marketer, manager o specialist preparati e competenti.  
  2. avere di base una piccola infarinatura sul mondo dei social network e sul loro utilizzo ottimale.  

Pertanto, cosa dovrebbe sapere un’azienda per investire nei social? 

  • CONOSCERE LA DIFFERENZA TRA I VARI SOCIAL 

Credere che i social debbano essere usati tutti allo stesso modo è sbagliato e aprire mille account collegati tra loro può compromettere la presenza social dell’azienda.  Ogni social network è diverso, avvicina target differenti e ha delle regole non scritte a cui è necessario conformarsi se si vuole fare social media marketing in modo corretto. 

  • CONOSCERE IL PROPRIO TARGET DI RIFERIMENTO 

Anche se Facebook è il social network più utilizzato, non è detto che per una data azienda sia quello più adatto. Ad ogni social corrisponde un pubblico di riferimento diverso e, in base a questo, una differente strategia di approccio. Studiando con attenzione età, sesso, interessi, e gusti del pubblico si possono raggiungere a colpo sicuro le persone realmente interessate al prodotto o al servizio che l’azienda propone e trasformarle in PROSPECT ovvero in clienti potenziali.  

  • CONOSCERE IL TONO DI VOCE ADEGUATO IN BASE AL SOCIAL USATO 

Il tono di voce non rappresenta ciò che l’azienda dice, ma il modo in cui lo dice e cambia in base al target, allo stesso brand e al social network utilizzato. Gli elementi da tenere in considerazione quando si sceglie il TOV di comunicazione aziendale sono tanti e non è mai semplice, soprattutto se si lavora in team ed è necessario mantenere una linea editoriale precisa e uniforme. Distinguiamone alcuni: 

  1. VOCE: definisce il marchio e riguarda la personalità (giocosa, sfacciata, stimolante, etc.), il ritmo (basso, musicale, etc.) e il vocabolario (semplice, ricco, ricercato, etc.) 
  2. TONO: come nella vita di tutti i giorni, il tono va regolato in base alle situazioni e può essere personale, diretto, umile, etc. 
  3. STILE: rappresenta il modo di scrivere e può essere più o meno complesso, con o senza incisi, con un lessico semplice, tecnico o poetico e riguarda non solo l’uso delle maiuscole, ma anche il design come i caratteri, il logo e le immagini. 

 Un esempio pratico: una agenzia di assicurazioni non può comunicare nello stesso modo di un brand che produce prodotti per la cosmesi. La prima dovrà trasmettere fiducia, sicurezza, solidità. Il secondo dovrà comunicare la qualità dei propri prodotti in modo fresco, moderno e leggero. Quindi, l’uso di una voce coerente, adeguata e ben studiata non solo permette all’azienda di apparire come una persona con la quale il consumatore può stabilire un contatto, ma rafforza anche il marchio dandogli una solida identità. 

  • CONOSCERE GLI ORARI IDEALI PER POSTARE 

Un orario veramente giusto per postare non c’è, tuttavia ogni social network ha un suo momento ideale per pubblicare, momento in cui le connessioni e la possibilità di ottenere visualizzazioni e interazioni sono maggiori. Fare social sharing postando il più possibile e in qualsiasi momento, senza seguire un calendario preciso, è sbagliato. Anche la scelta corretta del giorno della settimana ha la sua importanza e varia, anche questa, in base al social, al target e ad altri piccoli dettagli. Verificando i dati insight delle varie piattaforme si possono notare parecchie differenze. Vediamo alcuni esempi: 

  1. FACEBOOK: verso le 9.00 della mattina e dall’ora di pranzo alle 16.00 con picchi maggiori nel fine settimana.  
  2. YOUTUBE: nel pomeriggio dalle 15.00 in poi evitando le mattine infrasettimanali e privilegiando il fine settimana. 
  3. LINKEDIN: tra le 7.00 e le 8.00 di mattina, in pausa pranzo e nel pomeriggio tra le 17.00 e le 18.00 dei giorni infrasettimanali. 

Benché oltre ai dati di cui sopra ci siano ulteriori accorgimenti da tenere presenti, per un social sharing efficace è assolutamente indispensabile seguire un calendario editoriale con tempistiche precise.  

  • CONTENUTI IN LINEA CON LA MISSION AZIENDALE 

La parte content del social sharing è decisamente la parte più importante della strategia e, se unita a una visual di impatto, può dare ottimi risultati. Tali contenuti, però, devono essere in linea con la mission aziendale, con il socialnetwork stesso e con il target di riferimento. Ad esempio, leggerezze, meme o stati d’animo polemici e invettivi sono tipici di Facebook; fare la stessa cosa su Linkedin, dove il pubblico è costituito in larga scala da aziende e professionisti alla ricerca di collaboratori e fornitori, risulterebbe poco professionale.  

Prima di concludere, voglio raccontare qualche vecchia esperienza che può senz’altro semplificare il concetto di “social media marketing: fallo bene, non improvvisare!”  

CLIENTE 1 – usava Facebook in modo sbagliato: troppi annunci promozionali fine a se stessi, senza dare un vero valore al suo prodotto e un motivo valido per acquistarlo. Fortunatamente, è stato ignorato dal pubblico. Se fosse andata male avrebbe generato un passaparola negativo che un brand di una piccola città non può permettersi. 

CLIENTE 2 – implementava un’unica strategia indistinta per ogni social network pensando che l’importante fosse essere presente ovunque e il più possibile. Il suo prodotto, però, era destinato a un pubblico giovane e si prestava ad essere promosso più che altro su Instagram seguito da Facebook con tuttavia un approccio e una strategia differenti. 

CLIENTE 3 – non curava la qualità delle immagini né quella dei video e abusava degli hashtag. Video e immagini sono strumenti potenti, in grado di attrarre il pubblico facendo leva sull’impatto visivo e sul lato emozionale. Per fare in modo che la visual comunication funzioni, però, è necessario che sia fatta bene, con immagini tagliate correttamente, senza elementi di disturbo, dissonanze cromatiche o diciture sbagliate.